Qi o Jin nel Tai Chi Chuan

“QI” oppure “JIN”?

Uno degli equivoci più diffusi fra le moderne scuole di TAIJIQUAN (TAI CHI CHUAN) è quello che riguarda lo sviluppo e la coltivazione del “QI” (“CHI”) o energia interna.

La convinzione più diffusa è che la pratica tradizionale consti nello sbloccare, attraverso movimenti lenti e sequenze precise, la circolazione di tale energia per farla fluire nei canali che (secondo la medicina tradizionale cinese) la trasportano attraverso il corpo umano e in cui blocchi e alterazioni sono responsabili delle malattie. In realtà tale modo di agire è più consono ad altre pratiche, come ad esempio il “QIGONG” (“CHI KUNG”).

Uno degli obiettivi della pratica del TAIJIQUAN è effettivamente una armonizzazione della circolazione del QI, ma viene ottenuta in maniera indiretta, attraverso la formazione del “JIN” (“CHING”) o Forza Interna, che, una volta preparata attraverso “SUNG” (rilassamento o affondamento), viene attivata, diretta, concentrata ed indirizzata da “YI” (intenzione) dove serve: ciò ha come conseguenza diretta il trascinamento e la circolazione di una grande quantità di “QI”.

Certo non è facile coltivare “JIN”: bisogna infatti mantenere corpo e spirito “SUNG” e occorre inoltre fare attenzione a non disconnettersi, cioè a mantenere gli allineamenti posturali ed energetici sia durante l’accumulo sia durante l’emissione. Avvenuto ciò però, “JIN” svolge un vero e proprio effetto locomotiva per “QI”, che si sblocca in maniera più naturale ed efficace, perché viene mobilitato per raggiungere uno scopo concreto, reale e verificabile. Ciò elimina molte mistificazioni, molte illusioni e anche controindicazioni per la salute stessa, quali la minaccia di stagnazione dell’energia.

Naturalmente non è possibile escludere dei benefici effetti sulla circolazione del “QI”, e quindi sui benefici psicofisici, conseguenti a una pratica basata su rilassamento e coordinazione. Soprattutto il rilassamento è infatti un antidoto naturale ed efficace contro una moltitudine di problemi di varia natura (psicologici, posturali, stress ecc.) e inoltre non è affatto un ostacolo di facile risoluzione in una pratica dinamica complessa come il TAIJIQUAN, ma solo il primo e indispensabile passo per l’attivazione di una reale Forza Interna (“JIN”).

Inoltre bisogna segnalare l’opposizione, ostinata e motivata, di alcuni maestri di alto livello, che vedono in una pratica non tradizionale, non solo uno svilimento di un arte completa, ma addirittura dei possibili problemi energetici e di salute.

Non è affatto mia intenzione demonizzare qual si voglia pratica, anche se da me non condivisa, perché ognuno deve poter percorrere le strade che crede, e perché la pratica scelta dipende anche da una serie di fattori quali: età, carattere, aspirazioni, ecc. non rinchiudibili in comodi recinti di regole. Non ultimo l’allargamento del numero dei praticanti è un effetto positivo, visti i tempi sempre lunghi necessari per digerire e metabolizzare il TAIJIQUAN.

Trovo però, che tale scelta dovrebbe essere fatta in maniera il più possibile informata e consapevole per dar modo di generare una effettiva libertà di giudizio.

Articolo del Maestro Mauro Bertoli